Tra Scienza e Coscienza

La frase di agire secondo Scienza e Coscienza è diventata comune nell’uso medico. Significa basarsi sulle conoscenze scientifiche, dare solo informazioni provate e  separare le opinioni dai fatti.

Ma Cos’è Scienza? Cos’è Coscienza?

E di quale coscienza si parla: del medico, del paziente o di entrambi?

Il Prof. Antonino Zichichi definisce scienza tutto ciò che dopo attenta osservazione è verificabile, dimostrabile e ripetibile.

 La coscienza invece si riferisce all’aspetto morale, a ciò che è giusto o sbagliato in base a un codice sociale tendenzialmente “ corretto “. 

E fin qui ci siamo, ora però la domanda che spesso ci poniamo è :

In che modo  il pediatra e l’ortopedico possono collaborare nell’affrontare al meglio le deformità dei piedi dei bambini?

Quando il pediatra deve inviare il suo piccolo paziente all’ortopedico?

Sicuramente parlando un linguaggio comune in quanto ciò che può essere una banalità per l’ortopedico non lo è per il pediatra che  genera a volte un infondata ansia nelle famiglie.

E’ chiaro che non siamo qui a generalizzare, la stragrande maggioranza svolge il proprio lavoro avendo chiara questa nomenclatura , ma è una delle domande cruciali che spesso si pone di quando e con quale urgenza mandare il piccolo paziente dall’ortopedico.

In realtà, come abbiamo già detto nei precedenti post, alla luce delle moderne conoscenze, l’identificazione del piede piatto in età pediatrica con la sola assenza o riduzione morfologica dell’arcata plantare non hanno un valore predittivo sufficiente per distinguere con certezza i soggetti a rischio.

L’American College of Foot and Ankle Surgeons noto centro che vanta oltre 7.900 chirurghi esperti sul piede e della caviglia , già nel 2004 sostiene che la maggioranza degli articoli di revisione sull’argomento concludono per “l’inefficacia” di una terapia  con plantari nel trattamento del piede piatto Fisiologico non sintomatico, reputando la scelta terapeutica ininfluente se non addirittura” Dannosa “essendo in grado di sviluppare dipendenza al trattamento ed effetti psicologici negativi in età adulta…..conclude dicendo; 

l’uso dei plantari è invece ancora da considerare un’opzione terapeudica 

“ VALIDA “ , seppur limitata ed in associazione con altre cure terapeudiche, 

“ SOLO “ per il piede piatto doloroso .

Anche in un recente webinar organizzato tra i massimi esperti della SISPEC

(società italiana per lo studio del piede e della caviglia) nell’affrontare in modo coordinato e sinergico questa problematica particolarmente delicata, è emerso che nei casi asintomatici, parliamo di piedi piatti,  con sviluppo normale NON si interviene, sapendo che la deformità si risolverà nel tempo, consigliando molta attività fisica e scarpe morbide e flessibili per uno sviluppo propriocettivo , mentre per quelli che presentano dolori devono essere monitorati partendo da una radiografia ed in base ai risultati intervenire nella maniera più corretta e meno invasiva.

E’ mia opinione, alla luce dei dati riportati e dalla esperienza personale  maturata, che una valutazione specialistica ortopedica, nei casi di piede piatto flessibile asintomatico e non progressivo, andrebbe proposta alla famiglia non prima degli 8 anni di età, coscienti che questa tipologia di piede piatto ha una elevata probabilità di risoluzione spontanea con l’ausilio di scarpe flessibili e con degli sport mirati e che nella stragrande maggioranza dei casi non provoca limitazioni funzionali.

Ritengo però che , indipendentemente dall’età, nei rari casi in cui il piede del bambino appare rigido e/o doloroso, o nei casi in cui la deformità sia progressiva, sia consigliabile richiedere una consulenza ortopedica.

La scelta di trattare con ortesi o chirurgicamente un piede piatto in età pediatrica, soprattutto se asintomatico, non deve essere una scelta dettata da un orientamento o da una scuola di pensiero.

Altresì non trova nemmeno  giustificazione dal punto di vista scientifico con la sola necessità di prevenire l’insorgenza di eventuali limitazioni future in quanto si presume, a priori ed infondatamente, di poter ottenere risultati funzionali superiori a quelli ottenibili con il monitoraggio e con degli esercizi specifici e calzature adatte. In realtà, il  plantare è stato un affare economico non indifferente e continua, seppur meno, a esserlo per la semplice ragione che è stato e viene prescritto a tutti i piedi fisiologicamente piatti, cioè normali, e destinati invariabilmente a “guarire” comunque. 

 

Rossana Conte 

Specializzata in Posturologia Primi Passi